Incontro con Kenza, stilista emergente

di Rita Gasbarra (pubblicato su Ponza Racconta)

Il Marocco sta vivendo un momento di profonda trasformazione. Diversi indicatori, economici e sociali, vanno in questa direzione. In particolare il mondo femminile è in grande fermento, con le giovani donne proiettate verso l’uscita da una società patriarcale per un inserimento attivo nella vita pubblica. Il viaggio a Tangeri mi ha offerto l’occasione per dialogare con Kenza Bennani, stilista emergente nel panorama marocchino.

“Vi approcciate a noi pensando di conoscerci, con una visione coloniale, infarcita di stereotipi. Orientalismo, folklore, letteratura. A quale occidentale fareste una domanda sulle sue idee in fatto di religione, per esempio. Pensate di conoscerci ma non vi relazionate con noi, non conoscete  neppure la nostra lingua. Io di lingue ne parlo quattro…”
Inizia così, in maniera tranchant, il dialogo con la stilista tangerina che ci è stata presentata da un’amica. Ci accoglie vestita in un raffinato kaftano di lana rosso Valentino, portato sopra una mise nera di maglioncino e legginssnakers nere. L’atelier occupa il piano terra di una bella villa Art Dèco in un quartiere residenziale della città, in cima alla Medina.
“ La mia famiglia è venuta  da Fès a Tangeri nel 1914. Negli anni ‘50 mio nonno ha acquistato e ristrutturato questa casa. La mia è una famiglia molto aperta. Mia madre era divorziata, combattiva ed ha sempre favorito la mia indipendenza incoraggiandomi a viaggiare e a diventare autonoma. Ho studiato a Madrid, nell’Istituto europeo di design, ho lavorato qualche anno come costumista nel cinema, girando fra Spagna, Marocco e Regno Unito, ho vissuto a Londra lavorando per Jimmy Choo. Nel 2008 sono stata sei mesi a Firenze per apprendere le tecniche alla base della creazione di borse e scarpe. Poi sono tornata in Marocco.
Volevo stare per un breve periodo e poi tornare a vivere a Londra. Per divertimento ho iniziato una piccola produzione di borse. Ma poi ho sentito che qualcosa nel paese si stava muovendo, una nuova energia lo stava attraversando… Nel 2014 ho fondato 
New Tangier, il mio marchio. Nasce dal desiderio di reinventare uno stile che potesse fondere il lavoro degli artigiani locali, confinato troppo spesso nel suk, con uno stile moderno, funzionale, indossabile anche fuori del Marocco senza evocare il folklore. Utilizzo il taglio dei nostri abiti tradizionali, il kaftano, la djallaba, le gonne sovrapposte, per costruire pezzi iconici, tutti fatti a mano con tessuti ecologici, lana, seta, cotone, lino. Abiti minimalisti, senza tempo, adatti ad ogni forma femminile”.

Osservo i modelli appesi agli stand dell’atelier : sensuali kaftani di seta dai colori brillanti, abiti da sera scollati, caldi cappotti di lana. Citazioni discrete di un Oriente al passo con i tempi.
– Ho chiamato a lavorare con me mia madre e mio fratello. 
La vendita è diretta, non abbiamo mediatori. La clientela è oggi per il 50% straniera. Oltre a questo atelier, abbiamo una boutique a Marrakech, all’hotel Mamounia. Sono stata e sono una donna privilegiata, ho avuto la possibilità di studiare e lavorare all’estero, potrei vivere ovunque nel mondo. Ma il privilegio non basta. È questione di carattere”.

Le donne marocchine sono in movimento. L’alfabetizzazione e l’allungamento dell’età scolare sono sicuramente i pilastri di una nuova consapevolezza, a cui ha certamente contribuito internet e la finestra aperta sul mondo altro.
Il punto di partenza e gli  strumenti a disposizione sono diversi, e il privilegio del censo è sicuramente un jolly apripista, ma la  chiarezza dell’obiettivo e la determinazione personale sono un bene da spendere condiviso.


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