Viaggi in Patagonia 01. Pronti… Via!
di Rita Gasbarra (pubblicato su Ponza Racconta)
Abbiamo conosciuto Rita Gasbarra durante un viaggio in Bretagna, non più tardi di un anno fa; l’abbiamo seguita nelle sue peregrinazioni romane e la ritroviamo in viaggio, destinazione Patagonia, meta ambita di tutti i viaggiatori. È un piacere mandare avanti lei e leggerla nella tranquillità e al calduccio delle nostre case…
¿Listo? Ya. Buen viaje, Rita!
Sandro Russo

Verso la Patagonia
Un’alba insolita dall’aereo che da Roma mi porta a Buenos Aires, Argentina. Il viaggio coltivato da anni finalmente si realizza grazie all’amico Antonio Politano, fotografo e giornalista, viaggiatore instancabile.
La Patagonia, argentina e cilena, è la meta. “Sulle tracce di Bruce Chatwin”, cita il titolo del viaggio. Quattordici ore di aereo, il tempo di una doccia, e già si parte per l’esplorazione della città nei suoi quartieri caratteristici.

Quelli a sud sono i più pittoreschi. San Telmo, con le case antiche e la celebrazione del fumettista Quino, e la Boca, sede dello stadio di calcio della Boca Juniors, la squadra dove Maradona ha iniziato la sua carriera di calciatore divenendo qui una sorta di Santo nazionale.




I colori della Boca, blu e giallo, campeggiano per il quartiere, noto anche per le casette colorate e il “Caminito”, la strada che lo attraversa fino al vecchio porto sul fiume Paraña. Sui canali del porto nuovo insiste il moderno quartiere di Madero, con il bel ponte dedicato alle donne dell’architetto Calatrava (Puente de la Mujer). Il palo centrale e le funi, che con esso si intersecano, vogliono rappresentare le gambe di un tanghèro che danza con la sua compagna, la cui gonna è significata dalle funi.
La notte il lungo canale si anima di luci e i locali pullulano di vita.

Qualche ora mattutina da dedicare alla visita della città nei quartieri nord, costellati da bei palazzi in stile liberty e ville eleganti, sedi di ambasciate e famiglie dell’alta borghesia.
Parchi estesi e ben curati offrono rifugio alla calura. Siamo in primavera inoltrata e in città si raggiungono i 30⁰ gradi.
Interessante il cimitero storico della Recoleta, con la tomba di Evita Peron, portata qui, nella tomba della sua famiglia, dopo una serie di vicissitudini atte ad evitare la definitiva sparizione della salma di uno dei miti più amati dal popolo argentino. Ancora oggi la gente porta fiori e sui bigliettini di propaganda elettorale scrive il suo nome. Di fronte al cimitero il bar in cui Borges e Casares si incontravano.
Interessante la libreria Ateneo, ricavata da un teatro dismesso.



Fotografo come una giapponese, cercando di cogliere i particolari, e rubo immagini della gente che attraversa la città. Mi attraggono i murales, tanti e colorati, che decorano qualunque superficie utile. Calciatori, personaggi dello spettacolo, e, sopra a tutti, i tangheros, i danzatori avvinghiati nel ballo più sensuale del mondo. Ma il fulcro della giornata è il volo per Bariloche, famosa cittadina turistica di montagna e meta sciistica, da cui partiremo finalmente per la Patagonia.



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Così inizia “In Patagonia” di Bruce Chatwin. Un immaginario introiettato da bambino diviene il motore per andare lì dove il sogno chiama. Il viaggio lo porta nella caverna dove Charley Milward, capitano di un mercantile e cugino di sua nonna, aveva trovato i resti dell’animale fantastico. -
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