A Rabat, una visita ai morti per comprendere i vivi

di Rita Gasbarra (pubblicato su Ponza Racconta)

Una visita a Rabat, capitale del Marocco, non può prescindere da una visita al suo cimitero, qualunque sia il nostro rapporto con la morte. Fuori delle mura sia della Medina che della Kasbah, sul pendio erboso che scende verso l’Oceano, migliaia di tombe con le lapidi aguzze, tutte rivolte nella stessa direzione, a guardare l’est e La Mecca.
I morti abitano il luogo più spettacolare della città, con il rombo del mare che s’infrange sulle rocce in alte onde spumeggianti. Un suono che si sente fin oltre le mura, nei vicoli stretti dell’antica Medina, mentre il vento porta il sentore salmastro come una corrente vivificante.
Le tombe sono semplici, in pietra calcarea, a volte tinte di giallo o verde o azzurro, a volte decorate con azulejos (1), una targa di marmo a forma di libro, il Corano, il libro sacro dell’Islam, con iscritto un versetto e il nome del morto. L’anno di morte bisogna aggiornarlo al nostro calendario. Oggi nei paesi islamici è il 1447 dell’Egira (dall’arabo hijra, “emigrazione” o “rottura dei legami”), la migrazione del profeta Maometto e dei suoi seguaci dalla Mecca a Medina nel 622 d. C., considerato “anno 0” per il calcolo.

Rare tombe sembrano ribellarsi all’ordine dominante: sono quelle di chi, morto altrove, è orientato verso La Mecca secondo la posizione geografica del luogo in cui è morto.
I defunti vengono sepolti avvolti in un telo bianco, poggiati sul fianco destro.
Vietata la cremazione. Le tombe non hanno fiori e sono circondate da prati selvatici.
Non esiste lo spostamento o la riduzione delle salme. Quando le tombe non sono più curate, magari per l’estinzione della famiglia, il calcare via via si consuma, la tomba scompare e il loculo viene utilizzato per una nuova sepoltura sovrapposta. Il tempo qui ha una dimensione diversa.

Al di là del porto, sul fiume Bou Regreg che la divide da Rabat, anche la città di Salè ha il suo cimitero che guarda il mare.
Nel XVII secolo Salè fu capitale di una repubblica marinara retta da corsari barbareschi, la Repubblica del Bou Regreg, conquistata poi dagli alawidi.

Di ritorno a Tangeri visito il cimitero giudaico, un giardino sulla collina, vista mare. Il Marocco, che già storicamente contava una numerosa comunità ebraica anche fra la popolazione berbera, nel 1492  accolse gli ebrei allontanati dalla Spagna col Decreto dell’Alhambra (2).
La comunità ebraica si integrò nel paese e sviluppò stretti rapporti con i sultani marocchini, che nominarono nel corso dei secoli svariati visir e ambasciatori ebrei. Nel ‘900 la comunità ebraica marocchina era una delle più vaste al mondo, contando tra le 250000 e le 350000 unità. Svariate sinagoghe erano sparse per le città e il cimitero era sempre presente.

A partire dagli anni ’40 la comunità cominciò a emigrare verso la Palestina. L’esodo accelerò dopo l’istituzione dello Stato di Israele nel 1948. Centinaia di migliaia di ebrei abbandonarono il Marocco per stabilirsi in Israele, spinti dall’Agenzia ebraica e dal Mossad. Oggi la comunità ebraica in Marocco conta non più di 2000/3000 persone, concentrate per la maggior parte a Casablanca.
I cimiteri ebraici, come del resto le sinagoghe rimaste, sono monumenti storici. Le tombe sono semplici, quasi lastre a terra per le classi più povere, sarcofagi per i benestanti.
Davide, il custode del cimitero di Tangeri, ha un nome ebraico ma è islamico. Mi porta a vedere la tomba più antica, risalente al 1363. Spiega che qui i morti sono sepolti nella terra, supini.
La gente viene in visita e lascia sulle tombe sassolini o biglietti, baci e ricordi di chi non c’è più. Lui è islamico, ma che fa? I morti non litigano!
Grande filosofo… La frequentazione dei cimiteri stimola sempre grandi pensieri; certo non consueti.

Note

Tutte le foto sono di Rita Gasbarra

(1) – L’azulejo (pronuncia portoghese [ɐzuˈleʒu]; spagnola [aθuˈlexo], dall’arabo الزليج al-zulayj, “pietra lucidata”) è un tipico ornamento dell’architettura portoghese e spagnola che consiste in una piastrella di ceramica non molto spessa; esse vengono smaltate e decorate per poi essere tagliate a quadrati (fonte Wikipedia)

(2) – Il decreto dell’Alhambra, noto anche come editto o decreto di Granada, fu un decreto emanato il 31 marzo 1492 dai re cattolici di Spagna, Isabella di Castiglia e Ferdinando II d’Aragona, con il quale diventava obbligatoria l’espulsione delle comunità ebraiche dai regni spagnoli e dai loro possedimenti a partire dal 31 luglio di quello stesso anno. Pochi anni dopo un provvedimento di tal genere e dai medesimi effetti entrò in vigore anche nel Regno del Portogallo, sotto re Manuele I.


Leggi altri articoli di Rita Gasbarra:

  • Viaggi in Patagonia 01. Pronti… Via!
    Viaggi in Patagonia 01. Pronti… Via!
    Rita Gasbarra
    20-11-2025

    Abbiamo conosciuto Rita Gasbarra durante un viaggio in Bretagna, non più tardi di un anno fa; l’abbiamo seguita nelle sue peregrinazioni romane e la ritroviamo in viaggio, destinazione Patagonia, meta ambita di tutti i viaggiatori. È un piacere mandare avanti lei e leggerla nella tranquillità e al calduccio delle nostre case…
    ¿Listo? Ya. Buen viaje, Rita!
    Sandro Russo

  • Viaggi in Patagonia 02. Bariloche e l’isola di Chiloè
    Viaggi in Patagonia 02. Bariloche e l’isola di Chiloè
    Rita Gasbarra
    21-11-2025

    Da Bariloche si apre una regione fatta di montagne che salgono da larghe vallate depresse, letto di vasti laghi di origine glaciale. Verde intenso di conifere, giallo brillante di cespugli di ginestra,  viola e rosa di lupini e fucsia, vasti prati di erba novella punteggiati di  mucche, pecore e cavalli.

  • Viaggi in Patagonia 03. Dal vero, la terra del mio immaginario
    Viaggi in Patagonia 03. Dal vero, la terra del mio immaginario
    Rita Gasbarra
    01-12-2025

    Partiamo da Bariloche imboccando la mitica Ruta 40, 5000 km di strada che traversa tutta l’Argentina dal confine con la Bolivia fino alla Terra del Fuoco, il punto più a sud del globo terrestre abitato, l’ultima tappa delle migrazioni umane, un altro Finis terrae.

  • Viaggi in Patagonia 04. Di ghiacciai e altre meraviglie
    Viaggi in Patagonia 04. Di ghiacciai e altre meraviglie
    Rita Gasbarra
    07-12-2025

    Continuiamo il cammino verso il sud del mondo, traversando un territorio di canyons rosseggianti, punteggiati del giallo delle ginestre e profumati di timo. Sul fondo ruscelli si slargano di tanto in tanto, rallentando il flusso dell’acqua e riflettendo le cime intorno. Righe giallo ocra di salnitro si seccano al sole, creando tavolozze di colori.

  • Viaggi in Patagonia 05. Il motore di un viaggio
    Viaggi in Patagonia 05. Il motore di un viaggio
    Rita Gasbarra
    16-12-2025

    "Nella stanza da pranzo della nonna c’era un armadietto chiuso da uno sportello a vetri, e dentro l’armadietto un pezzo di pelle. Il pezzo era piccolo, ma spesso e coriaceo, con ciuffi di ispidi peli rossicci. Uno spillo arrugginito lo fissava a un cartoncino. Sul cartoncino c’era scritto qualcosa con inchiostro nero sbiadito, ma io ero troppo piccolo, allora, per leggere. «Cos’è questo?». «Un pezzo di brontosauro».”
    Così inizia “In Patagonia” di Bruce Chatwin. Un immaginario introiettato da bambino diviene il motore per andare lì dove il sogno chiama. Il viaggio lo porta nella caverna dove Charley  Milward, capitano di un mercantile e cugino di sua nonna, aveva trovato i resti dell’animale fantastico.

  • Viaggi in Patagonia 06. Ultima puntata
    Viaggi in Patagonia 06. Ultima puntata
    Rita Gasbarra
    21-12-2025

    Per traversare lo Stretto di Magellano bisogna raggiungere Punta Delgada, con la lunga fila di camion in attesa come noi del traghetto e il faro bianco e rosso a guardia dell’ingresso. Il mare è agitato da un vento teso.

  • Incontro con Kenza, stilista emergente
    Incontro con Kenza, stilista emergente
    Rita Gasbarra
    21-02-2026

    Il Marocco sta vivendo un momento di profonda trasformazione. Diversi indicatori, economici e sociali, vanno in questa direzione. In particolare il mondo femminile è in grande fermento, con le giovani donne proiettate verso l’uscita da una società patriarcale per un inserimento attivo nella vita pubblica. Il viaggio a Tangeri mi ha offerto l’occasione per dialogare con Kenza Bennani, stilista emergente nel panorama marocchino.