Lame
di Esther Celiberti (pubblicato su Ponza Racconta)
A Tangeri ho visitato il museo Dar Niaba (il Museo dei pittori viaggiatori). Era proprio nella strada del nostro riad. Sono rimasta colpita da un paio di ritratti di Diego Marin Lopez, ma ce n’erano tantissimi… Poi non sono riuscita a trovare su internet quello che mi interessava, così ho ricostruito la storia come potrebbe essersi svolta, come ispirazione per quel quadro.
E. C.

L’esterno del Museo dei Pittori Viaggiatori, a Tangeri
Sai Louis, tu che collezioni i miei quadri, non sono mai stato a mio agio nel dipingere le modelle, le donne non mi interessano, ripiego sui paesaggi. Mai avuto il coraggio di dichiararlo.
Il respiro mi si apriva quando passavo lo stretto di Gibraltar. Prima di approdare a Tangeri il colore del mare mi annodava già alla luce delle pupille che avrei dipinto.
Sino a quel momento avevo stancamente tracciato le linee di marine e del capo Malabata ma adesso avevo conosciuto un mercante di origini amazigh, Tahir. Mi aveva colpito che, a differenza degli altri, non avesse insistito per farmi comprare. Aveva una personalità decisa, era di poche parole e spesso sembrava ritirarsi in se stesso, come se non fosse di questa terra. Quando camminava sembrava tagliare l’aria.
Spesso a Tangeri lo invitavo a bere un caffè al giardino andaluso, spartiacque fra la kasbah e il palazzo del re.
Ai riflessi dell’Atlantico i suoi occhi assumevano l’aspetto di lame che tiravano strani fendenti.
Mi aveva toccato non poco ma ero così bravo che non lo davo a vedere.
Da allora ogni volta che tornavo a Tangeri lo andavo a trovare e, in una lingua impastata di spagnolo, francese e darja, parlavamo del trattato di Algeciras, delle potenze europee che avevano informatori e spie dappertutto, nessuno era veramente se stesso, neanche io.
Quelle conversazioni erano dei paraventi dietro i quali mi nascondevo per celare la vera natura della mia attrazione.
Non avevo il coraggio di chiedergli di posare. E allora, dopo i nostri incontri, correvo a chiudermi nello studio per imprigionare quegli occhi che potevano essere taglienti e languidi al tempo stesso.
Un giorno capitò all’improvviso da me e iniziò a guardare le tele. In un angolo, coperto da un panno, c’era il suo ritratto. Tolta la stoffa, lo vide.
Fu allora che capì e da quel giorno, senza spiegazioni, non volle più incontrarmi.
Diradai le mie visite a Tangeri, quando ci vado bighellono sulla terrazza dei pigri.
Non l’ho mai più visto ed è stato meglio così.

Tangeri, la terrasse des paresseux (foto di Sandro Russo)
Ti affido questo compito Louis: se dovessi morire a Tangeri, non mi riportare più a Granada.
Diego Marin Lopez vuole essere seppellito qui, nel cimitero ebraico, in compagnia del ritratto del mercante che aveva occhi come lame.
Note (a cura della Redazione)

La chiostrina del Museo dedicato ai pittori viaggiatori Dar Niaba

Una frase di Ibn Battuta riprodotta sulle pareti del Museo
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