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di Michele Ferrari

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Il viaggio che mi immagino è un viaggio interiore, uno spostamento fisico, ma prima di tutto mentale. Noto quanto sia ricercato per alcuni sfidare, proporre itinerari inediti, ricercare l’avventura. Ne resto affascinato ma per quanto la mia curiosità si metta in moto, poi torno al pensiero primitivo: portare a passeggio il mio spirito ovunque, purchè fuori dalle mie abitudini. Così se decido di viaggiare guardo, fotografo, riprendo tutto con altra coscienza, qualunque cosa, dagli amici alla solita spiaggia.

Ho incontrato un collega, Andrea Canepari, che collabora al laboratorio di fotografia della Scuola del viaggio. Un visionario come me. Il suo stile mi rappresenta appieno e l’idea di muoversi animando in ogni viaggio un suo vecchio pupazzetto, tenuto in tasca sin dall’infanzia, mi ha colpito.

Andrea ha visitato il mondo ma prima di tutto ha visto e sperimentato con attenzione dentro di sé. Le immagini, le foto devono essere attimi di vita che congeliamo, registriamo come un’esperienza nostra, quasi solenne. Andrea firma le sue immagini affidando al pupazzo il proprio carattere, come fosse il suo avatar a cui è concesso esprimere personalità.

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