Levrieri italiani
Viaggiare con gli autobus di linea

Testo e foto di Paolo Merlini

Levrieri italiani - La strada (foto di Paolo Merlini)

È sabato mattina, e sono sull’autobus di linea Macerata–Perugia: viene da Ascoli Piceno, e si spingerà sino a Firenze e Siena. In Italia – a differenza per esempio della Svizzera – le compagnie di linea sono decine, tutte con sigle diverse. Ma da quando c’è Internet orientarsi non è troppo difficile, e anzi può essere divertente studiare e combinare gli orari. Inoltre queste compagnie sono piuttosto efficienti e puntuali, anche se pochi lo sanno, al di fuori degli utenti abituali.

Ha piovuto tutta la settimana, ma oggi il cielo è magnifico, e un sole caldo accende i colori dell’autunno. Alle 7.45 in punto il mio bus, un comodo Neoplan Euroliner bianco, ha lasciato l’autostazione di Macerata imboccando la strada statale 77 (detta della Val di Chienti). Seduto comodamente a due metri e mezzo d’altezza, mi godo la campagna marchigiana, bella ed ordinata come nelle opere di Mario Giacomelli. La vendemmia è finita, ed è iniziata la raccolta delle olive.

Sono quasi certamente l’unico turista a bordo. Il fine settimana questa linea non è molto frequentata: un paio di studenti fuori sede che sonnecchiano con le cuffie dell’iPod nelle orecchie, qualche militare malinconico che rientra in caserma dopo una licenza, un paio di mamme in viaggio, cariche di vettovaglie, per raggiungere i figli universitari a Firenze.

Gli amici mi prendono spesso in giro per questa mia stravaganza, di voler viaggiare per l’Italia con gli autobus di linea, ma non ci faccio troppo caso. Alle radici di questa scelta ci sono senz’altro alcune appassionate, disordinate letture: per esempio “La strada sbagliata” di Peter Moore, che racconta un viaggio da Londra a Sidney lungo la “rotta hippie” in autobus; con lo stesso mezzo (e molti altri) Sergio Ramazzotti ha percorso 13.000 chilometri attraverso l’Africa da Algeri a Città del Capo (“Vado verso il capo”); ma anche “La corsa del Levriero. In Greyhound da Pittsburgh a Los Angeles” di Alex Roggero mi ha ispirato. Già, i Greyhound: naturalmente sono un modello. Negli anni Trenta e Quaranta i torpedoni azzurri erano il mezzo di trasporto preferito dagli americani, e le superbe stazioni art déco rappresentavano, in ogni città, il simbolo del progresso e dell'avventura. Oggi le corriere del levriero lungo le vecchie highway sono state riscoperte dai viaggiatori, che lasciano gli aerei per l’America on the road.

Le autolinee extraurbane italiane affrontano la strada ad una velocità giusta per poter viaggiare con arte. Lo penso mentre sulla destra sfila Tolentino, con le belle chiese e i palazzi antichi ben in vista. Poi la valle del Chienti si fa via via più stretta e, lasciato il bivio per Camerino, il mio bus arriva a Muccia dove fa una sosta allo storico Motel dell’Agip Carnevali.

Viaggiare con gli autobus di linea è ecologico (ovviamente il trasporto collettivo inquina molto meno di quello privato), economico (di norma il biglietto costa pochi euro), ma soprattutto questo inaudito stile di viaggio nasce dal desiderio di rispettare il più possibile il territorio che attraverso. Sono convinto che zone dalla incommensurabile bellezza paesaggistica, come per esempio le montagne, dovrebbero essere protette dall’invasione delle automobili private. Per preservare la bellezza di tanti territori, bisognerebbe costituire una specie di zona a traffico limitato e... mi fermo da solo, prima che il donchisciottismo s’impossessi di me. Ha senso, in Italia, sperare che qualcuno lasci l’auto a casa?

Intanto ecco, siamo al valico di Colfiorito, frazione di Foligno (PG) a 760 m. s.l.m., principale centro del vasto altopiano che prende il suo nome. Lo sguardo si perde nelle distese di campi coltivati a legumi. Poco lontano da Colfiorito ci sono Norcia e l’altopiano di Castelluccio. Sono zone famose per i loro tanti prodotti D.O.P. o I.G.P., a cominciare dalle famose lenticchie.

Soprattutto nell’entroterra, molte autolinee viaggiano su strade provinciali ricavate dagli antichi sterrati percorsi dalle carrozze a cavalli. Ne consegue che il virtuoso viaggiatore moderno ha la possibilità di perdersi con lo sguardo nei paesaggi che videro viaggiatori d’altri tempi. Il mio bus inizia la sua discesa per Foligno. Mentre perdiamo quota la valle si allarga e, dopo i fitti boschi, tornano gli uliveti, che oggi sembrano plotoni di ussari schierati lancia in resta.

Ho la patente da vent’anni, ma amo spostarmi con i bus anche perché, non guidando, posso godermi il viaggio senza preoccuparmi di traffico, parcheggio, condizioni del mio mezzo; senza contare che, all’occasione, posso bere più del dovuto... Semmai con l’autista ci parlo: ricordo quello che, mentre ci conduceva da Sorrento ad Amalfi, guidando sicuro sulla bellissima ma pericolosa costiera amalfitana, mi suggerì una serie di località fuori dalle vie battute. Inoltre viaggiando con i mezzi pubblici mi guadagno la benevolenza dei locali che, quando apprendono che non sei in auto, ti considerano indifeso e bisognoso d’aiuto: come quel ristoratore di Pratovecchio (AR), che andò a parlare con la madre superiora garantendo per me affinché mi desse un letto nella foresteria del convento.

Alla fine della discesa incrociamo la strada statale 3, la Flaminia. Continuando a sinistra, la strada passa per Trevi e poi per Spoleto, ma non è il percorso del mio bus che alle 9.10 arriva a Foligno. Per antica convenzione, ma anche per una delibera comunale del 29 maggio 2008, Foligno è definito “Il centro del mondo”. Bene, la fermata del mio bus è nel pieno centro del... “centro del mondo”. Mentre corriamo veloci verso Perugia, sulla destra mi godo la veduta prima su Spello, magnificamente arroccata sul costone della montagna, e poi su Assisi. In pochi minuti lasciamo il fondovalle delle strade a scorrimento veloce e saliamo verso il centro di Perugia.

L’autostazione di Piazza Partigiani, dove il mio pullman mi lascia puntuale alle 9.45, è ai margini della zona a traffico limitato. È un altro aspetto ricorrente: quasi sempre gli autobus di linea arrivano vicino ai luoghi che voglio visitare. Salgo solo due rampe di scale mobili e mi ritrovo in piazza Italia dove inizia l’area pedonale. Imbocco l’adiacente corso Vannucci ed entro nella pasticceria Sandri, proprio di fronte al Palazzo dei priori. La pasticceria Sandri è uno dei “locali storici d’Italia”, e allo stesso tempo la più antica pasticceria dell’Umbria, avendo iniziato l’attività a metà dell’Ottocento per opera dello svizzero Jachen Shucan, che portò in città l’esperienza dell’arte dolciaria d’oltralpe. Fu poi gestita da un altro svizzero, Nicola Zonder, che durante il ventennio fascista fu costretto ad “italianizzare” il nome in Sandri.

Mente sorseggio uno dei caffè più buoni d’Italia, alzo lo sguardo agli affreschi che impreziosiscono il soffitto a volta. Proprio nel riquadro sopra di me è raffigurata una città dall’atmosfera mediorientale: una città delle spezie. Inevitabilmente ricomincio a sognare il grande viaggio che vorrei fare fino in Iran: con gli autobus di linea, naturalmente. Quest’anno, per esercitarmi, ho viaggiato cinque giorni in Croazia. È stato semplice organizzare gli spostamenti grazie al sito dell’autostazione di Spalato (www.ak-split.hr) che, anche in italiano, fornisce tutte le informazioni necessarie. La prossima primavera, a Dio piacendo, mi spingerò sino a Salonicco. In fondo carte stradali, orari e autostazioni sono uguali in tutto il mondo. L’Autostazione di L’Aquila mi ricorda com’era nel 1990 l’autostazione Népliget di Budapest, mentre l’attuale struttura della Népliget è molto simile alla famosa Estacion de Omnibus de Buenos Aires (www.tebasa.com.ar), dalla quale si può partire per girare tutta l’America Latina.

Mi riscuoto dal sogno, un ultimo sorso di caffè ed esco a godermi la mia giornata perugina.

 

Levrieri italiani (foto di Paolo Merlini) Levrieri italiani - Capestrano bus (foto di Paolo Merlini) Levrieri italiani - Alba Fucens (foto di Paolo Merlini) Levrieri italiani - L'Autostazione di Perugia (foto di Paolo Merlini)

 

 


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