Cacciatori di foglie

di Michele Ferrari

Cacciatori di foglie

Si entra nel bosco in punta di piedi: l’attenzione è tutta per le foglie. Siamo nel mondo del Leaf Peeping (o Foliage). Leaf peeping significa letteralmente “spiare le foglie”, apprezzarne i colori e le sfumature. Questo particolarissimo stile di viaggio nasce nella regione orientale degli Stati Uniti, in Maine, Pennsylvania, Vermont. È praticato soprattutto in autunno, durante la Indian Summer, il novembre caldo della East Coast. Da qui si è diffuso in tutti gli Stati Uniti, e quasi ovunque si sono create comunità di appassionati sempre più numerose che viaggiano seguendo le variazioni di tonalità di colore della vegetazione. Le informazioni raccolte vengono condivise in rete attraverso portali come Foliage Network: tra settembre e novembre lo stato del colore delle foglie viene aggiornato due volte la settimana grazie al lavoro di oltre cinquecento Spotters residenti in aree diverse. Gli spotters sono leef peeper, oppure proprietari di bed & Breakfast situati a ridosso di boschi e foreste, da dove iniziano le escursioni.          

Leaf peeping è catalogare l’anima dell’autunno, apprezzare come il colore delle foglie sfumi dal verde al rosso, al giallo oro, agli arancioni densi, fino al vinaccia intenso e al color ruggine. Si passano ore e giorni a guardare gemme e infiorescenze per cogliere le trasparenze, le venature delle foglie riempite di colore. Lo sguardo spazia a perdita d’occhio per un’intera foresta, o si concentra su un minuscolo peduncolo. Leaf peeping vuol dire uscire dalle città per fare al massimo due chilometri in dieci ore di cammino, e magari perdersi. Ma questo è il bello: avanzare a testa in su senza obblighi, animati soltanto dalla passione per il dettaglio, dal desiderio di non rientrare a casa se non pieni di silenzio e saturi di contrasti e sfumature. Non c’è meta nè urgenza di arrivare, e quindi si può decidere passo dopo passo cosa fare del proprio tempo, un tempo quasi privato che scorre piano e batte il ritmo del silenzio assoluto. Si sta spesso soli, in compagnia del fiato che muove le foglie del bosco, o ci si fa accompagnare da una guida esperta, forse passata poco prima ad aprire un sentiero. Si annota, si disegna, si fanno fotografie, o anche solo si compongono immagini usando quattro dita.

Dagli Stati Uniti il Leaf peaping sta passando ora anche in Europa. In Italia si pratica in Trentino, nel parco naturale Adamello Brenta, in Toscana nella Val Tiberina, nel cuore della Riserva naturale Alpe della luna, quasi ovunque in Valle d’Aosta, per esempio a Châtillon, nel parco del castello Passerin d’Entrèves.
I colori perfetti sono in autunno, quando le foglie cadute a terra dei liquidambar, aceri, frassini, betulle e querce costituiscono un suggestivo tappeto colorato. Ma per avere più probabilità di non restare impantanati nel fango o imbrigliati tra le nuvole basse autunnali, ne esiste una variante mediterranea proposta anche in estate. I primi leaf peeper che hanno introdotto questa versione estiva sono in Umbria, dalle parti di Montone, a una trentina di chilometri da Perugia: precisamente a Borgo Coloti, un insediamento di poche case risalente al XII secolo. La comunità che abita il borgo organizza escursioni nella splendida foresta demaniale di Pietralunga, per ora più simili a un gita per scout che alle osservazioni meticolose dei colleghi americani. Curiosamente a Borgo Coloti ha sede anche un osservatorio astronomico, e così dallo stesso luogo si ammirano galassie lontane anni luce e particolari della vegetazione a pochi centimetri dal proprio naso.
Ci si sveglia presto e si partecipa ad un rapido incontro preparatorio. Poi si studia sulla carta l’itinerario e le vie per ritornare al borgo. In fila indiana si segue Gino Cerqua, la guida natur-olistica, sul Sentiero del drago oscurato dalla fitta vegetazione di carpini, faggi e roverelle. Ci si ferma un po’ di fronte a un fiore di ginestra, a rimirare l’arenaria che stratifica la montagna, ad ascoltare poesie. Poi si va con il fiume, verso la Pieve di Saddi. Si osservano le sole sfumature del verde spalmato in ogni metro di foresta. La vegetazione è al massimo del proprio vigore, e si sfrutta l’occasione per studiare le varietà di alberi e arbusti, riconoscere dalle diverse infiorescenze le varietà di piante spontanee della macchia mediterranea.

L’idea è buona, in futuro probabilmente buonissima se sarà un’esperienza fatta in solitaria o  al massimo con una guida soltanto, per gustare a fondo questo lento viaggio nei colori.

 

 


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