Profumo di fieno
di Marco Santini
Seduto su una panchina lungo la ciclopedonale della Valsassina (un facile percorso escursionistico di circa 13 km che collega La Fornace di Barzio a Taceno) il mio olfatto viene catturato dal profumo del fieno che viene raccolto e confezionato in grandi balle cilindriche da una strana macchina arancione.
La memoria mi porta indietro nel tempo a quando, da bambino, trascorrevo una parte delle vacanze scolastiche con i nonni paterni tra le Dolomiti agordine e guardavo i contadini falciare l’erba a mano, con ampi movimenti semicircolari dall’alto verso il basso, uno swing golfistico. Ricordo che poi, una volta che l’erba era sufficientemente asciutta, si passava alla raccolta con grandi rastrelli di legno, per accatastarla in covoni su cui, appena il contadino se n’era andato, noi bambini ci tuffavamo dopo esserci rincorsi allo sfinimento.
Il borbottio dei motori dei mezzi agricoli mi riporta al presente e questi ricordi evaporano sotto il caldo sole del primo pomeriggio.
Riprendo il mio cammino e il sottofondo cambia, i rumori meccanici vengono sostituiti dal mormorio dell’acqua del torrente Pioverna che scorre a fianco della strada e dal suono dei campanacci di alcune mucche al pascolo.
Stranamente il campo da minigolf tra la strada provinciale e il percorso ciclopedonale non è affollato, anche i tavoli per il pranzo sono deserti; pensavo che il soleggiato fine settimana potesse attirare molta più gente ma a quanto pare mi sbagliavo.
Poco più avanti il letto del torrente si allarga e la colonna sonora della mia passeggiata si arricchisce degli strilletti di un bimbo che gioca nell’acqua bassa con il padre , mentre il resto della famiglia osserva dal prato su cui hanno steso una coperta e, a giudicare dai resti, consumato un pic-nic.
Alzo lo sguardo verso le falesie a lato del torrente e osservo due rocciatori che si allenano arrampicandosi sulla ripida parete calcarea: sono vestiti con colori sgargianti che risaltano sullo sfondo grigio; mi fermo a osservare i loro movimenti, le pause mentre studiano il prossimo appiglio. Tornato a casa scoprirò con una veloce ricerca sul web che questa palestra di arrampicata risale ai primi anni ’70 e nasce dall’idea del sacerdote educatore Don Agostino Butturini per accompagnare la crescita dei ragazzi delle medie locali.
Sono arrivato al sottopasso che permette al percorso di attraversare in sicurezza la strada provinciale che porta a Introbio. Il suono di un campanello anticipa la comparsa di una famigliola di ciclisti, mamma e papà a cavallo delle mtb elettriche super attrezzati nelle loro tutine tecniche . Sono inseguiti da una ragazzina che sembra una pallottola rosa, tutta in tinta dal caschetto alla bicicletta e che grida a gran voce di rallentare e aspettarla.
Ancora poche centinaia di metri e raggiungo la mia destinazione: la cascata dello Sprizzotolo (o anche Sprizzottolo), un affascinante salto d’acqua di circa 50 metri che offre il suo meglio dopo i periodi di pioggia ma che anche con poco flusso regala una bella visione, incastonata com’è nel verde della vegetazione circostante, oltre che una piacevole oasi di frescura. Alla sua base alcuni ragazzini si divertono cercando di costruire delle colonne con i sassi raccolti nell’acqua e scoppiando in sonore risate quando l’opera di qualcuno crolla miseramente. L’unico tavolo presente è già occupato quindi mi fermo ad ammirare la vista dal ponticello in legno davanti alla cascata.
Potrei proseguire oltre lungo il percorso ma dopo aver solleticato olfatto, udito e vista, vorrei soddisfare anche il gusto con una golosa tappa ristoratrice a base di yoghurt gelato presso un caseificio lungo la strada, prima di riprendere l’auto e tornare a casa. È tempo quindi di rifare il percorso al contrario, cercando qualche altro spunto per il mio taccuino. Magari la prossima volta proverò a censire le coppie cani-padroni, numerose su questa strada, ma prima dovrei imparare a riconoscere le varie razze canine, settore in cui ammetto di essere ancora molto ignorante.
