Lettera dal custode del Faro
testo di Mariangela Ienco
Cefalonia 04-09-2026
Cara Francesca,
ti ho pensato tanto ultimamente, tanto da scriverti; non so se questa lettera ti arriverà mai, forse sì, forse no. Non so cosa tu possa pensare nel riceverla, forse che sono pazzo o rimarrai solo piacevolmente senza parole.
Sarei curioso di vedere però la tua espressione.
Mi è capitato di sentire parlare di te, qualche mese fa, a una cena a casa di Panaiota, a Lixouri. Dalle sue parole ho intuito siate rimaste in contatto durante questi lunghi anni. Mi ha detto che adesso vivi ad Atene. Le ho chiesto il tuo indirizzo e eccomi qui, ho seguito il mio istinto. Ho pensato tanto però se facessi bene a farlo.
Sai Francesca l'anno scorso ho concluso il mio lavoro come custode del faro di Gerogombos, l'automazione è giunta e il mio lavoro inziato nel 1987 è finito, un ciclo di vita che doveva trovare il punto.
Ti ricordi quando iniziai com'ero felice?
Quella felicità non era dovuta solo ad aver trovato un lavoro e una casa annessa, era soprattutto dovuta alla possibilità di poterti, poterci dare un futuro stabile. L'isola non offriva chissà che, ma questo lo sai.
Ti ricordi quando festeggiammo, all'alba il mio primo giorno di lavoro al faro?
Te avevi quel vestito di sangallo bianco, avevi i capelli neri lucenti che mi facevano sentire avvolto, il tuo viso radioso si illuminava ogni volta ti animavi e parlavi di novità.
Volevami sposarci, sognavamo progetti.
Poi qualcosa in te è stato più forte, ti ha portato lontano.
La tua inquietudine e la tua necessità di conoscere cosa ci fosse oltre l'isola, ti faceva sentire l'ipotesi di una vita convenzionale come una prigione probabilmente.
Mi dicesti , quel 25 Maggio “Sì io ti amo, ma sono anche altro, voglio essere anche altrove”.
Capii che non potevo trattenerti e ti ho lasciato andare.
Ma in me qualcosa dentro non si è più ricomposto, posso sembrare ingenuo nel scriverti adesso, posso dirti che io ti amavo follemente Francesca.
Forse temevi che la vita della moglie della custode del faro sarebbe stata noiosa? Solitaria?
Lo pensavo anche io all'inizio, quando ho dovuto fare i conti con la tua assenza, con tante ombre dentro, che nel passare del tempo la luce del faro, pazientemente , ha saputo illuminare anche in me.
Questi anni non sono stati solo come pensavi tu, sono stati anche segnati da tante soddisfazioni nel lavoro, riconoscimenti , sono stati allietati da amori fugaci e da nottate adrenaliche supportando navi in mare aperto.
Non era come dcevi tu, non è stato tutto piatto e spento. Non mi hai dato tempo di mostrartelo, solo.
E te Francesca come stai? Cosa fai? Sei sposata? Hai figli? Sei andata anche te in pensione o fai ancora la guida turistica accompagnando turisti per la Grecia? Sei ancora bella?
Spero te abbia trovato quello che cercavi, che te sia felice o lo sia stata in questi anni.
Non lo so Francesca, sentire parlare di te, mi ha fatto tornare indietro nel tempo e ho pensato, anche se mi sento un pazzo a proportelo, e se ci reicontrassimo? E' una follia?
Non so prendi questa fantasia come quella di un uomo che per una vita ha sognato avendo davanti sempre l'orizzonte infinito del mare.
Mi è capitato negli anni di rivederti negli occhi di altre, nei baci passionali che ho dato, ma il tuo odore, quello mai, quel misto di miele e lentisco che ti contraddistingueva, non l'ho sentito più. Non mi sono più sentito vibrare come con il tuo odore.
Mi piacerebbe avere tue notizie, mi piacerebbe aspettare una tua risposta. Ma se questa lettera ti ha dato noia o sembrata esagerata, fai come se non l'avessi mai letta, come se ti risvegliassi da un sogno e la clessidra del tempo fosse tornata al momento prima di riceverla.
Ti abbraccio forte,
tuo Dimitri
