La lucardina di Corto
testo e foto di Marco Muratore (in condivisione con Ponza Racconta)
– “Ti ga maiete?”
– “Uè belìn, son cent’ani che le vendem!” (*)
Corto aveva attraccato al molo del porto vecchio, di rientro da uno dei suoi viaggi in Oriente durante la notte, ma sotto il portico gli sembrava di essere tornato a Shanghai: decine di botteghe stracolme di merci d’importazione, qualità dozzinale e negozianti dall’aspetto losco che lo squadravano da cima a piedi, quasi volessero vedere dove nascondeva il portafoglio. La sua giacca ormai lisa, impregnata di salsedine e la maglia a righe con i polsi sfilacciati non lo davano per preda particolarmente interessante, ma l’orecchino d’oro tradiva la sua apparente indigenza.
Assediata dagli orientali, solo una bottega resisteva: l’antica Manifattura Tessile Lucarda portava avanti una tradizione centenaria: vestire i marinai di ogni rango con capi funzionali e resistenti. D’altra parte è in questa città che nel XVI secolo si inventarono di tingere di indaco una tela di cotone robusta, per farne pantaloni per i marinai che divennero famosi col nome di blu di Genova, blue jeans.
La lucardina è una comoda maglia di cotone, con una particolarità: con il collo a barchetta, il taglio diritto e l’assenza di un verso permetteva ai marinai di vestirsi immediatamente, nel buio della cabina o per un’improvvisa tempesta.
Lo scambio proseguì in dialetto, più che la rivalità antica vinse la solidarietà tra gente di mare, Corto scelse tre maglie, una con le righe rosse, una con le righe blu (come aveva visto addosso ai marinai bretoni) e una a tinta unita rosso. Iniziarono le trattative, che si prolungarono per l’abilità di Corto, grazie alle sue origini di mercante veneziano e la tipica tirchieria genovese, che poi non è altro che parsimonia, perché “manimàn” (*), non si sa mai che cosa ci riserva il domani.
Dopo una buona mezz’ora conclusero l’affare. Corto aveva messo sul banco due perle nere di Tahiti, il cui valore e la rarità vennero talmente apprezzati che si portò via persino una nuova giacca di panno, lunga e con i bottoni dorati, come piaceva a lui.

Vetrina Manifattura Lucarda

Dedica di Marco Steiner

Pianerottolo Manifattura Lucarda
Sarà stata la dedica di Marco Steiner (***), in bella mostra sul pianerottolo delle scale, sarà l’atmosfera marinara che immediatamente mi ha gettato in un mondo lontano e sognato, ma varcata la soglia della piccola bottega, un raggio di luce nel buio degli anonimi e ridondanti negozi di cineserie e prodotti elettronici d’importazione, ho avuto una visione.
Qui Corto Maltese sarebbe di certo entrato, l’ho fatto anch’io.
Elena al piano terra e Michela al piano superiore mi hanno accolto con un sorriso e l’orgoglio di portare avanti la tradizione di famiglia. Io ho ricambiato con i complimenti e l’invito a resistere, in questa città di contrasti e meticciamento, perché senza i genovesi, pochi, duri e arcigni, Genova non sarebbe che un porto uguale a mille altri, miscuglio di tribù provenienti da ogni posto del pianeta.

Costume a righe

Divisa della Marina Olandese

Divisa da marinaio
(*) – “Ti ga maiete?”
– “Uè belìn, son cent’ani che le vendem!” – “Avete magliette?” – Oh bella! Son cent’anni che le vendiamo!
(**) – Maniman. Tipico intercalare genovese: Va’ a sapere o Non si sa mai
(***) – Marco Steiner, pseudonimo di Gianluigi Gasparini (Roma, 1956), è uno scrittore italiano conosciuto soprattutto per la grande collaborazione con Hugo Pratt avvenuta tra il 1989 e il 1995. Marco Steiner è uno pseudonimo suggerito da Hugo Pratt e nasce dalla sua passione per due generi letterari: l’avventura e il noir. Marco nasce da Mar per Marlowe il detective di Raymond Chandler e Co per Corto Maltese. Gasparini, medico chirurgo dentista, dopo l’incontro con Pratt nel suo studio di Roma lascia progressivamente la sua professione e si dedica interamente alla scrittura e al viaggio.
Da non confondere con George Steiner (1929 – 2020), scrittore, saggista ed ebraista francese.
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